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08 - Affrontare la crisi

Un ragazzo biondiccio alto e allampanato lo ascoltava con particolare attenzione. Le meditava e ponderava con grande attenzione. Alle volte annuiva con il capo altre volte dissentiva in modo visibile.

Zarathustra, mentre pronunciava le sue parole, lo osservava con particolare attenzione. Al termine della precedente risposta vedendo che non scaturiva alcuna domanda dagli astanti, si rivolse al biondo per coinvolgerlo maggiormente nella discussione:

« Perchè scuotevi il capo mentre esprimevo il mio concetto, forse utilitaristico, di comunità? Mi farebbe piacere sapere come la pensi al riguardo. »

Il biondo rimase per un istante in silenzio. Poi guardando Zarathustra fisso negli occhi, iniziò a spiegare le ragioni del uo apparente dissenso:

« Non è assolutamente vero che non condividessi le tue parole. Non possono non essere condivise. Scuotevo il capo per la differenza tra il mondo che predichi e quello in cui viviamo oggi. Io, sinceramente mi sento inutile. Ho ventisette anni. Sono laureato in filosofia. Quello di cui hai parlato mi ha sicuramente colpito. Ma ho un problema da risolvere.

« Sono disoccupato. Vivo costretto a farmi mantenere dalla famiglia. L'ultimo lavoro che ho trovato è stato un contratto a termine nell'azienda davanti a cui ci siamo incontrati Da due mesi sono in cassa integrazione. Prendo uno stipendio a sbaffo e me ne vergogno. Avrei voglia di fare, ma non posso. Sto cercando un lavoro, un altro lavoro, ma non lo trovo. Questa situazione mi deprime.

« Troppe attese nutrite nel passato. Mi sento inutile. Guardo il mondo come uno spettatore malinconico senza una possibilità. Questa desolazione mi castra anche la fantasia.

« Mi chiedo ha senso ancora parlare di un mondo ideale, di un mondo lontano anni luce da questa schifezza? Ha senso la bella Utopia che ci presenti? »

Zarathustra lo fissò con uno sguardo pieno d'affetto e comprensione, che non passò di certo inosservato. Dopo un lungo silenzio, iniziò a ripetere:

« Ha senso ancora parlare di un mondo ideale? »

Pronunciò questa frase come una litania almeno venti volte.

« La domanda che mi hai fatto si riduce questa. Io non parlo del mondo. Io parlo degli uomini e delle donne. Cerco di dare qualche indicazione stradale perchè non si perdano lungo il proprio percorso, come rischi tu!

« Capisco i tuoi pensieri. Seppur in epoche e tempi diversi ho vissuto anch'io questo tipo di sensazioni. Capisco la tua frustrazione, ma non la condivido. la frustrazione e la rassegnazione sono sentimenti negativi, distruttivi, autolesionistici. Non potrò mai condividere questo modo di rapportarsi di fronte alle difficoltà. Penso che ti frullino in testa pensieri di questo tipo: nessuno riconosce il mio valore e le mie capacità. Non ho la possibilità di coltivare e realizzare i miei sogni. Spendi le ore della giornata cercando svogliatamente tra le inserzioni e bussando a mille porte. Bussi a mille porte e continui a ripeterti "Sono disoccupato." Non vuoi supplicare il lavoro, non vuoi strisciare finchè un giorno ti verrà, finalmente, offerto un lavoro.

« Ci sono anche persone che hanno smesso di cercare. Si sono rassegnate. hanno smesso di chiedere e di cercare. E questo dramma è ben maggiore.

« Una colpa in questo senso è della società nel suo complesso. Ma una colpa non minore è anche di chi cerca. Un operaio ed un impiegato ogni giorno si immergono in un lavoro sempre uguale per il quale non hanno nessun amore. Si adeguano ad essere passivi componenti convinti che, se venissero licenziati, nessuno noterà la sua assenza. Come è possibile impegnarsi sul lavoro se il lavoro non è esperienza personale e creativa? ... Vi invito perciò ad impegnarvi sul lavoro, ad essere seri e propositivi, a non accontentarvi mai di tirare sera. Anche se non vi piacciono le condizioni del lavoro, se lo trovate, cercate di essere propositivi e creativi. Di dimostrare impegno in ogni momento e di essere disponibili a discutere e a proporre. »

« Troppe volte ho provato ad essere propositivo - replicò il ragazzo biondo - ho provato in casa, con i genitori, e sul lavoro, ma non mi ha portato a nulla. Anzi spesso coloro con sui ho cercato di dialogare non mi hanno cagato neanche di striscio. »

« Purtroppo la nostra società è afflitta a un problema di fondo. Sembra impossibile il dialogo tra le generazioni. Da un lato ci siete voi giovani che prendete coscienza dei problemi enormi che affliggono la società e li volete risolvere. Purtroppo le vostre proposte lasciano tutti indifferenti. Vi viene detto che non avete abbastanza esperienza, che non conoscete adeguatamente come va il mondo. Per fortuna vi dico, perchè non siete dovuti scendere a compromessi con i peggiori costumi del mondo.

« D'altra parte, le persone anziane, che hanno maturato un'esperienza, hanno conosciuto e superato le avversità della vita, posseggono esperienza e maturità. Essi dovrebbero cercare di trasmettere il loro patrimonio con umiltà e soprattutto senza pretendere di avere la verità in tasca. I tempi cambiano e si evolvono. Non esiste una verità valida per sempre e in ogni tempo. Se lo fanno, come spesso accade con tono saccente ed arrogante, non aperto alla discussione e perchè no alle critiche, da cui può giungere un arricchimento, trovano un muro dall'altra parte. Nessuna persona, che vuole crescere, è interessata ad ascoltare chi ha la verità e la soluzione di tutti i problemi in tasca.

« Non so chi abbia ragione. Ma ha sempre torto chi preclude il dialogo ad ogni costo. Da un lato vi dico che sbaglia enormemente chi si chiude in posizione preconcette. Sbaglia chii non considera i giovani, ma sbagliano anche i giovani che non ascoltano i vecchi. Il dialogo tra le genrazioni è una necessità d cui solo può giungere un arricchimento.

« Chiudere le porte al dialogo, seppur in modi diversi, che possono, talora, giungere fino allo scontro, è sempre limitativo e negativo. Ma anche quando vi scontrate mettetevi sempre nella prospettiva che lo scontro deve essere strumento di crescita si per voi che per l'altra parte. Forse vedendo la stessa cosa da due diversi punti di vista, significa avere una visione migliore e più nitida della cosa stessa. se la si osserva da un solo punto di vista si perdono a volte delle sfumature importanti.»



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